Controllo della sicurezza sui luoghi di lavoro e valutazione dei rischi

Oleh: thecladmin
12 Novembre 2012

Il decreto che regola il controllo del rispetto delle norme riguardo la sicurezza sui
posti di lavoro, D.Lgs 81 del 2008, stabilisce che la responsabilità di
tale vigilanza spetta alle Aziende Sanitarie Locali (ASL).

Affinché l’applicazione delle norme di sicurezza potesse risultare
più efficace, si è scelto di uniformarsi al modello europeo che prevede,
per esempio, la maggiore responsabilizzazione del datore di lavoro e la
massima condivisione dei programmi di lavoro tra operai e datore di lavoro stesso.
Il presupposto alla base di questo modello è che la sicurezza sui
luoghi di lavoro può essere ottenuta solo tramite un processo di
continuo miglioramento, e attraverso la piena condivisione e
collaborazione tra tutti i soggetti coinvolti.

Gli organismi di vigilanza, vale a dire le ASL, hanno anche il
compito di instaurare con le imprese un rapporto volto al sostegno delle
imprese stesse in materia di sicurezza: viene, infatti, riconosciuto
l’assunto che la pianificazione in termini di sicurezza dei luoghi di  lavoro
necessiti di tempo per un’attuazione completa, e presenti dunque, nelle
sue varie fasi di attuazione, risultati necessariamente parziali. Le
ASL, inoltre, sono tenute a sostenere, laddove fosse consentito, un
approccio aziendale volto alla semplificazione delle procedure.

La modifica al decreto 81/08 varata nel 2009 sostiene proprio
l’importanza di quest’ultimo aspetto, vale a dire di una pianificazione a
lungo termine in materia di sicurezza. La pianificazione consente
infatti al datore di lavoro di programmare obiettivi specifici di
miglioramento, in vista dei quali potrà prevedere ed organizzare risorse
specifiche.

La pianificazione può risultare ancora più produttiva se: gli obiettivi inerenti l’area della prevenzione vengono
integrati con quelli dell’area della sicurezza; se tutti i lavoratori
partecipano al processo di sicurezza attraverso un loro rappresentante;
se la sicurezza viene considerata sia un obiettivo etico, che un mezzo
per migliorare il sistema produttivo aziendale, con ricadute positive
anche in termini di bilancio.

La modifica al decreto del 2008 prevede inoltre:

– il passaggio da un sistema di regole centrali ad un sistema di regole locali,
il che vuol dire che gli interventi in ambito di sicurezza devono sì
rispettare la normativa vigente, ma sono da considerarsi come facenti
parte di un progetto aziendale locale ed autodiretto.

Questo passaggio implica che il nuovo sistema di regole sarà
decentrato, diffuso e stabilito da più soggetti, che sono poi quelli
maggiormente coinvolti nel mantenimento della sicurezza sui luoghi di
lavoro. Per le ASL la decentralizzazione comporta una maggiore
difficoltà nel controllo dei sistemi di sicurezza applicati dalle
singole aziende secondo i propri specifici criteri. E’ anche vero però
che la pianificazione presentata dall’azienda e gli obiettivi in essa
contenuti sono un metro di giudizio fondamentale. Il raggiungimento di
tali obiettivi è cioè il termine di paragone per giudicare l’adeguatezza
o meno dei comportamenti adottati dai datori di lavoro in materia di
sicurezza, senza tralasciare ovviamente tutto quello che è esigibile
dall’organo di controllo stesso.

la delazione nel tempo degli obiettivi di sicurezza,
che risultano, dunque, continuamente perfettibili. Questo comporta
l’ammissione che non solo gli obiettivi si raggiungono nel tempo, ma
anche che qualsiasi risultato può essere ulteriormente migliorato dopo
aver accumulato le risorse necessarie per un nuovo intervento.

la richiesta di riorientare i servizi di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro (SPSAL).
Quest’ultima modifica implica innovazioni come: la verifica
dell’avvenuta applicazione della pianificazione attraverso la
valutazione dei rischi, un crono-programma degli interventi, le
verifiche interne e un piano di riprogrammazione.

Si prevede inoltre che la SPSAL non debba essere l’unico organo addetto alla prevenzione,
ma che la sua funzione debba essere integrata da tutti i soggetti
attivamente coinvolti in materia di sicurezza come datori di lavoro,
RSPP, RLS, lavoratori, consulenti e forze sociali come Associazioni
sindacali e datoriali; soggetti che devono divenire degli interlocutori
obbligati.

Gli articoli 28 e 29 del decreto stabiliscono, invece, le normative in materia di valutazione dei rischi,
a cui vanno integrate quelle riguardanti la salute e la sicurezza dei
lavoratori, comprendenti anche riferimenti collegati ai rischi di stress
da lavoro, e alle differenze di sesso, età e nazionalità.

Al datore di lavoro viene concessa piena autonomia non solo nella
scelta dei modelli di valutazione, ma anche nella scelta degli strumenti
più adatti alla sua realtà aziendale. Anche se la norma in materia di
valutazione dei rischi è meno puntuale rispetto a quella in materia di
sicurezza, gli obiettivi vengono controllati sempre secondo il criterio
della loro continua perfettibilità. In pratica il controllo avviene
secondo gli stessi parametri: indicazione del contenuto dell’azione,
vale a dire indicazione dell’oggetto del progetto, finalità, criteri e
metodi utilizzati ed infine responsabilità.

L’applicazione pratica del decreto prevede una serie di comportamenti:

in presenza di un documento di valutazione rischi già esistente non è
necessario rifarlo, basta semplicemente integrarlo secondo le nuove
normative. Sono, ad esempio, obbligatori a partire dal 1 gennaio 2009
gli obiettivi connessi ai nuovi contenuti  e ai nuovi rischi come
la formazione e la vigilanza sanitaria sui nuovi rischi.

Il DVR deve contenere una data certa con apposizione della firma da
parte del datore di lavoro e dei soggetti coinvolti, ma senza le
procedure previste dal Codice Civile, essendo infatti il DVR un
documento in divenire non può essere sottoposto ad eccessiva rigidità.

Il DVR deve essere consegnato al RSL;

Il DVR deve essere elaborato in collaborazione con il RSSP e il MC;
l’apporto di quest’ultimo organo è fondamentale per stabilire una
coerenza tra valutazione dei rischi e protocolli sanitari.

l’inadempienza viene valutata in base: alla mancata o incompleta
osservanza della normativa, alla bassa qualità e alla bassa efficacia
del prodotto ottenuto.  A seguito della verifica di una situazione di inadempienza viene comminata una contravvenzione con prescrizione;
in caso invece di bassa qualità viene proposto all’azienda un
miglioramento. Infine, in caso di buona/ottima qualità, l’azienda verrà
gratificata e inclusa in sistemi premianti.

Category: Aziende | RSS 2.0
  • Widget Area

    This is widget area, add your widget here from your widget on appereance on your admin panel